Notizie curiose, fatti strani e assurdi, utili da sapere.

Salute
curare lo scalpo

Un metodo per curare lo scalpo consiste nel trapanare il cranio esposto in più punti, favorendo la crescita di nuovi capillari, pelle e anche capelli.

Augustin Belloste, chirurgo francese del XVII secolo, capì che la pelle non è capace di rigenerarsi sul cranio esposto perché troppo liscio. Provò quindi, su un suo paziente, ad effettuare fori in più punti per irruvidirlo, in modo tale da favorire l’attecchimento della pelle. Il trattamento funzionò e il paziente riacquisì buona parte dei capelli dopo 2 anni.

Se lo scalpo non viene trattato correttamente, può necrotizzarsi e staccarsi dall’osso sano o causare un’osteomielite, un’infiammazione dell’osso e del suo midollo. Entrambi i casi risultano fatali.

Folclore
Manteillons

I Manteillons, conosciuti anche come Mantelloni, queste sfuggenti creature sono alti folletti che si aggirano per le innevate cime del Monte Bianco; hanno lunghi arti e lunga peluria e si adornano di bianchi mantelli che li coprono integralmente per aiutarsi sia per mimetizzarsi nella neve, che a nascondere la loro più grande vergogna: la totale assenza di piedi, che li costringe a trascinarsi a fatica.

Si racconta che un tempo i Manteillons fossero in buoni rapporti con l’uomo, pernottando nelle stalle dei montanari e aiutandoli ad attraversare i picchi montuosi.

Successivamente, un evento perduto nella memoria fece infuriare i Manteillons, rendendoli dispettosi o addirittura violenti nei confronti degli umani.

La maniera più immediata per combattere un Manteillon è lanciare una manciata di legumi o altri piccoli oggetti che, attirando istantaneamente l’attenzione del folletto, lo spingerà a contarli uno ad uno.

Scienza
giove

Delle 79 lune che orbitano intorno al pianeta Giove, solo 53 hanno un nome, di cui 4 furono scoperte da Galileo Galilei nel 1610.

Questi satelliti galileiani sono i più grandi: Io, Europa, Ganimede e Callisto. Tra questi, Io è il corpo celeste vulcanicamente più attivo del sistema solare; Europa ha una superficie di ghiaccio con un oceano sottostante; Ganimede è il satellite più grande del Sistema Solare; Callisto ha un’antica superficie con vari crateri.

L’esplorazione di queste lune, iniziata nel 1973, è tuttora in corso. La missione “Europa Clipper” inizierà il 10 ottobre 2022 con lo scopo di studiare Europa per capire se ci siano condizioni adatte alla vita.

indicatori golanera

Il gruppo etnico degli Yao, in Mozambico, collabora con una specie particolare di uccelli per trovare il miele nascosto negli alberi.

Gli indicatori golanera (Indicator indicator) sono una specie di uccelli che vive nell’Africa sub-sahariana. Sono tra i pochi uccelli capaci di cibarsi della cera delle api, e per trovare cibo collaborano con gli umani. Gli Yao, infatti, usano uno specifico verso per richiamare gli uccelli, che li guidano verso l’alveare. Una volta che gli uomini hanno raccolto il miele, gli indicatori golanera si cibano della cera e degli insetti.

Ci sono testimonianze che affermano che questa alleanza perduri dal 1500, ma secondo alcuni studiosi potrebbe risalire anche a 1.9 milioni di anni fa.

Folclore
La fata del lago

Molto tempo fa nella conca di Prêz esisteva un lago dalle acque azzurre nel quale abitava una giovane donna ” La fata del lago ” che, con la sua incantevole voce, intonava delle bellissime melodie.

Un giorno due giovani pastori, dopo essersi fermati vicino la riva del lago, si imbatterono casualmente nella giovane fata che stava facendo ritorno verso le acque del laghetto. Questa, non appena li vide, scappò facendo perdere ai giovani le proprie tracce in pochi passi.
Da quel giorno in poi i canti della ninfa finirono e gli abitanti cominciarono ad avvistare un grosso serpente d’acqua dalle squame d’oro aggirarsi per le rive del lago.

Nessuno osò fargli nulla fino a quando un cacciatore, attratto dai guadagni della vendita di tale pelle, gli sparò uccidendolo. Con la morte del serpente il lago si tinse di colore rosso per poi prosciugarsi nel giro di pochi minuti rendendo la valle, senza la sua unica fonte d’acqua, un luogo brullo e desolato.